Post

Il congresso EUSEM 2017, ad Atene.

Immagine
Dal 23 al 27 Settembre, si è tenuto ad Atene il congresso della medicina d'emergenza europea della EUSEM (che sta per "società europeda della medicina d'urgenza"... suppongo).

Il fatto di essermici ritrovato è stata un po' una casualità, un po' un colpo di fortuna, e un po' tutto merito di uno dei miei medici strutturati che si è messo in testa di portare al congresso un paio di noi specializzandi... e ci è riuscito.

Avrei voglia di avere le capacità descrittive e anche poetiche direi per raccontarvi e farvi capire quanto è stato fantastico andare ad Atene quasi per una settimana, frequentare un corso pre-congressuale, partecipare a incontri e discussioni su tutti gli argomenti della medicina d'urgenza, conoscere persone, vivere una città spettacolare... ma non so scrivere così bene. Penso proprio di no.

Sicuramente, è stata una di quelle esperienze che ripagano del lavoro e dello studio e che difficilmente capitano nel percorso di uno specializzando…

Come se me lo fossi inventato.

Immagine
Qualche giorno fa in pronto soccorso. Arrivo alle 8 di mattina spaccate, e inizio il mio turno in sala gialla.
Nel box delle visite c'è già Luciano, un uomo di 60 anni. È in barella, e gli infermieri gli stanno facendo elettrocardiogramma (anche detto ECG) e prelievi.
Sulla scheda del triage leggo 'dispnea da alcuni giorni'. Apro la cartella e vado a vederlo.
"Cosa è successo?" chiedo, entrato nel box.
Lui scuote la testa, come a dire che non lo sa di preciso.
"È da Martedì che mi viene l'affanno come mi muovo", spiega. "E ho come una sensazione di peso sul torace".
"Come mai è venuto proprio adesso se sta male da martedì?"
Luciano boccheggia, e prima di rispondere fa un gesto con la mano come per mandare aria alla bocca.
"È peggiorato" dice. "Oggi non riuscivo nemmeno a stare in piedi".
La prima cosa che mi viene in mente, con affanno e sintomatologia di quel tipo, è che potrebbe avere un infarto. Diciamo c…

3 Anni (e 3 giorni) dalla laurea.

Immagine
Confesso che non ci stavo nemmeno facendo caso.

Però ci ha pensato Facebook con i suoi "ricordi" a ritirare fuori qualche foto della mia discussione di laurea. La seconda, ovviamente, che quando mi sono laureato in ingegneria ci mandavamo ancora i messaggi con i piccioni viaggiatori.

3 anni fa, il 28 Luglio del 2014, è finita l'avventura da studente in medicina. 3 anni e 3 giorni, per l'esattezza, che ora che scrivo ormai è il 31.

Comunque sia, qualche riflessione mi pare d'obbligo:

Prima di tutto, cosa che mi chiedono in molti: come vanno le cose? Ti piace la specializzazione? Ne è valsa la pena? Rifaresti questa scelta?

In realtà, dare una risposta non è semplicissimo. Bisogna capire un po' cosa provavo quando ho deciso di cambiare professione, che mi passava per la mente e quali obiettivi avevo.

Se torno indietro, e rileggo i vecchi post del vecchio blog, a dirla tutta avevo anche meno aspirazioni rispetto a quello che ho ottenuto: se ricordate non pensav…

Vale la pena specializzarsi in Medicina d'Emergenza - Urgenza?

Immagine
In pronto soccorso, in tutti gli ospedali del centro Italia che ho frequentato, ci stanno i rianimatori.
Non sarà una regola aurea e che vale per ogni posto di ogni paese di ogni regione, magari no, però almeno negli ospedali universitari è così: PS grande = presenza del rianimatore.

E non che a me la cosa non stia bene, anzi. La cosa sta benissimo: uno specialista più preparato per affrontare le emergenze più gravi che viene in aiuto al personale di pronto soccorso "normale". Per i pazienti è una cosa importantissima, per i medici è un aiuto insostituibile, e sarebbe sicuramente un grave peggioramento del servizio se il rianimatore non fosse sempre e costantemente presente.

Ecco, il problema nasce quando si parla di "scuola di specializzazione in Medicina d'Emergenza - Urgenza" (notare la doppia denominazione, nel senso di emergenze ed urgenze), e di medico unico di Pronto Soccorso.

Da un lato, in un ospedale piccolo e magari non proprio in una città enorme, …

Il nuovo blog.

Immagine
Tiriamo un attimo le somme del primo mesetto di blog:

Intanto, ho visto che ogni post è stato visitato un 100-200 volte. Segno che un bel po' delle persone che seguivano la mia seconda laurea se ne sono andate (e ci mancherebbe, visto che parliamo di più di 2 anni fa), ma segno che comunque più di qualcuno è rimasto.

Cosa sicuramente degna di nota, i post sul pronto soccorso e sulla medicina d'urgenza in generale - se anche vengono letti - hanno ricevuto molti meno commenti dell'unico post/racconto che ho pubblicato in questi primi aggiornamenti.

Non per niente mi avete chiesto più e più volte altri racconti sulla medicina, segno che evidentemente vi interessano più quelli rispetto ad altre cose.

Ho anche notato che - mentre li scrivevo - i post sulla medicina e sul pronto soccorso in generale mi sembravano un po' superficiali. Evidentemente volendo scrivere qualcosa di interessante e degno di nota sulla medicina d'urgenza è necessario impiegare più tempo e più im…

L'attesa in pronto soccorso.

Immagine
Una delle cose che creano più disagi alle persone che si trovano a dover cercare l'aiuto di un Pronto Soccorso, sono i tempi di attesa.

Se capitate in un giorno affollato (praticamente sempre) e al triage vi danno un codice bianco o verde, potete prepararvi a dover passare in ospedale il resto della giornata. E per la maggior parte del tempo ad aspettare.

Quello che poi aggrava la situazione, è che magari state davvero male o avete la sensazione o la preoccupazione di dover essere visitati e trattati in fretta, ma la coda sembra interminabile e i vostri problemi sembrano non interessare a nessuno.

Non ho certo la pretesa di poter analizzare, sviscerare e - meno che mai - risolvere la questione. Ma cerchiamo di capire qualche motivo del perché l'altro giorno siete andati in pronto soccorso alle 10 di mattina, e avete finito per tornare a casa dopo cena.

Prima di tutto, come credo sappiano anche i sassi gli ospedali in generale e specie i reparti di emergenza hanno delle risors…

Non ancora abbastanza.

Immagine
Solita nottataccia in PS.
100 - 120 pazienti dentro. Una ventina ancora in attesa. Io ne seguo più o meno 30.
La cosa peggiore, è che sono appena le 10 di sera, e la fine del turno all'orizzonte è come il profilo di una terra remota per un naufrago che sa a malapena tenersi a galla.
«Dottore» una ragazza mi si presenta davanti, preoccupatissima. «Mia madre non respira bene».
"Cazzo". Penso, col virgolettato.
In questi casi, bisogna velocemente decidere se correre dal paziente non sapendo niente di chi sia, cosa abbia e perché sia in ospedale, oppure sbrigarsi a leggere qualcosa sulle consegne mentre quello - magari - con il fatto che non respira bene sta tranquillamente crepando. Decido per la seconda opzione
«Come si chiama sua madre?» chiedo.
La ragazza mi dice il nome... che non sto qui a riportare. Facciamo che si chiamava "Rosa". Io scorro rapidamente la lista dei pazienti, e leggo:
"Tumore recidivante plurimetastatico. Paziente in coma. Familiari i…